I primi due italiani premiati del Certamen Ciceronianum, Irene Regini di Milano e Paolo Pezzuolo di Valdagno (VI), e lo spagnolo Rodrigo Conesa Campos, a cui è andata una menzione d’onore, hanno imparato il latino col metodo natura.
Questo dimostra ancora una volta come tale metodo, da noi pubblicato, sviluppi capacità e competenze che consentono anche di tradurre con facilità e precisione dalle lingue classiche in italiano.
Le suddette vittorie seguono alle tante che i giovani preparati col metodo natura conquistano oramai nei certamina latini e greci di tutt’Italia. Riportiamo qui, a solo titolo esemplificativo, i nomi d’alcuni degli studenti risultati vincitori quest’anno:
Marta Bianchi: 1º posto all’Agone Placidiano (traduzione e commento d’un passo di Plutarco). Segnalazione di merito alle Olimpiadi nazionali delle lingue e civiltà classiche (traduzione dal greco).
Ennio D’Amico: 1º posto al Certamen Hippocraticum (traduzione e commento d’un passo d’Ippocrate). 3º posto alle Olimpiadi nazionali delle lingue e civiltà classiche (sezione civiltà classiche).
Giacomo Genzini: 1º posto al Certamen Senecanum (traduzione d’un passo di Seneca e saggio breve).
Edoardo Ghio: 2º posto all’Agon polymatheias (traduzione e commento d’un passo d’Omero). Segnalazione di merito alle Olimpiadi nazionali delle lingue e civiltà classiche (traduzione dal latino).
Paolo Pezzuolo: 1º posto al Certamen Florentinum (traduzione in latino e commento in italiano d’un passo di Tucidide). 2º posto al Certamen «Talenti per il futuro». 3º posto al Certamen Ciceronianum (traduzione e commento d’un passo di Cicerone).
Irene Regini: 2º posto al Certamen Ciceronianum (traduzione e commento d’un passo di Cicerone). 2º posto al Certamen della Tuscia (traduzione e commento d’un passo d’Isocrate). 3º posto al Certamen Senecanum (traduzione e commento d’un passo di Seneca).
Francesco Tonini: 7º posto al Certamen Varronianum (traduzione e commento d’un passo di Seneca).
Donato Marazzi: 2º posto al Certamen Europa Latina.
La lista rimane aperta alle segnalazioni degl’insegnanti delle vittorie di propri studenti che abbiano imparato le lingue classiche col metodo natura.
Ultimo aggiornamento Mercoledì 27 Febbraio 2013 16:52
Gandino, G. B.: La sintassi latina illustrata con luoghi di Cicerone tradotti e annotati per uso di retroversione, G. B. Paravia & C., Torino 1883. [Col suo metodo di versioni ragionate, quest’opera fornisce, nonostante l’eccessivo ciceronianesimo dell’autore, un’ingente mèsse di notazioni di grande interesse sulla lingua].
Non senz’utilità possono essere opere che trattino dello stile latino, anche se la miglior palestra di stile è la lettura continua, assidua, profonda degli scrittori antichi e umanisti. Tra tutt’i manuali di questo genere si segnalano l’opera del Paoli, finissimo conoscitore del latino, e il volume dello Springhetti, scritto in latino, e perciò singolare nel panorama delle stilistiche del XX secolo.
Per un’idea sulle opposte posizioni riguardo al ciceronianesimo, è consigliabile leggere le due opere qui segnalate d’Erasmo e del Doleto: la prima in particolare, colla vivacità che l’autore dà al dialogo, è assai piacevole e interessante.
Fra le varie opere umanistiche de copia verborum et rerum (per esempio quella del Micraëlius o del Willichius), segnaliamo il classico volume d’Erasmo, ch’è senz’altro il migliore.
Non disprezzabile è la Syntaxis ornata in appendice al lessico del Wagner.
Erasmus Roterodamus, D.: Dialogus Ciceronianus, sive De optimo dicendi genere, Lugduni Batavorum MDCXLIII. [Edizione italiana, con apparato critico, note e traduzione: Il Ciceroniano o dello stile migliore, a cura di A. Gambaro, La Scuola, Brescia 1965].
È utile che l’insegnante abbia a sua disposizione un repertorio di sinonimi, all’interno del quale possa sceglier le parole più adatte per spiegare un testo. Si tenga presente che i vocaboli nuovi vanno illustrati mediante il lessico già incontrato dagli alunni (per saper con certezza quali parole sono già apparse, si possono utilizzare gl’indici annessi al corso). Per questo scopo sono certamente importanti le opere sulla sinonimia latina; ma più utili sono il lessico del Wagner (che prima di tutto è un copiosissimo repertorio di fraseologia!), i Gradus ad Parnassum e il vocabolario del Perugini, dove, pur senza specificar le diverse connotazioni di significato, sono elencate e ritrovabili facilmente tutte le voci che hanno senso pressoché uguale.
Si segnala anche il Lexicon atriale del Comenio: esso infatti presenta utili variazioni e verba idem significantia, che, con un po’ di giudizio e selezione accurata, possono, specie negli stadi più avanzati, essere adoperate dall’insegnante per preparar le sue lezioni.
Doederlein, L.: Lateinische Synonyme und Etymologieen. [Opera monumentale in sei volumi più supplemento, da cui l’autore trasse la riduzione di cui sopra].
Erster Theil, Fried. Christ. Wilh. Vogel, Leipzig 1826.
Gradus ad Parnassum, Whittaker and Co., London 1860. [Opera per secoli ristampata e ampliata. In Italia era più diffusa col nome di Regia Parnassi seu Dictionarium poeticum, di cui, ad esempio, si veda quest’edizione: Regia Parnassi ovvero Dizionario poetico, G. B. Paravia, Torino 1888].
Per evitare un uso improbabile del latino, è necessario rifarsi alla fraseologia degli autori, che ci consenta d’utilizzar non solo singoli verba, ma juncturae che siano testimoniate nei classici. Quella del Meissner, che ha visto innumerevoli traduzioni in lingue diverse, rimane forse la migliore, specialmente nell’accorto miglioramento dell’edizione francese curata da Charles Pascal, che la corredò delle fonti da cui ogni locuzione è stata tratta. Il Dizionario metodico del Bonino si rifà perlopiù al Meissner, ma v’aggiunge un lessico ordinato per materie, ed è corredato d’esercizi, che però son solo di traduzione.
Il vocabolario del Luciano può essere assai utile per ricercare un’espressione adatta al pensiero: è un vero peccato che la revisione del Traìna non sia andata oltre le prime lettere. Naturalmente buona fraseologia, perlopiù ciceroniana, può trovarsi pure nell’editio major del Badellino.
Anche le frasi in appendice al Nizzoli, raccolte dal Doleto, possono risultare utili, così come altre fraseologie umanistiche o post-umanistiche (notevolissimo è il lessico del Wagner, che prima di tutto è un copiosissimo repertorio di fraseologia), che possono esser ritrovate in rete.
A scopo d’ulteriore esemplificazione del metodo diretto e del metodo natura (che del metodo diretto è l’evoluzione, coll’importantissima aggiunta del principio di presentazione frequenziale del lessico), si propongono qui alcuni corsi di lingue moderne*. Svettano, tra tutti, quelli pubblicati sotto la direzione di Arthur M. Jensen dall’Istituto per il metodo natura di Copenaghen. Fu proprio grazie alla feconda collaborazione con quest’istituto che Hans Ørberg poté pubblicare, nel 1954, Lingua Latīna secundum nātūrae ratiōnem explicāta, la prima edizione di Lingua Latīna per sē illūstrāta.
Jensen, A. M. e altri: Le Français par la « méthode nature », The Nature Method Institute, Copenhagen 19582. [Comprensivo d’Initiation à la littérature française. L’archivio va scompattato con un programma come 7-zip].
Jensen, A. M. e altri: English by the Nature Method, The Nature Method Institute, Copenhagen [1939?]. [Comprensivo di Selected short stories. L’archivio va scompattato con un programma come 7-zip].
Richards, I. A. – Gibson, C. M.: English through pictures. Books 1–3, Pippin Publishing, Don Mills ON (CA) 20052. [I volumi sono acquistabili anche congiuntamente, presso l’editore. L’edizione italiana (in due volumi), L’inglese per immagini, Garzanti, Milano 1974 e A. Vallardi, Milano 1990, non è più in commercio].
Italiano
Jensen, A. M. e altri: L’italiano secondo il «metodo natura», The Nature Method Centre, Charlottenlund 1962. [Comprensivo d’Introduzione alla letteratura italiana. L’archivio va scompattato con un programma come 7-zip].
*Chi volesse aver prova di come il metodo diretto si presti a essere applicato con rigore e coerenza anche a una lingua artificiale, come l’esperanto, potrebbe sfogliare i seguenti testi:
Grazie agli amici spagnoli che in questi anni li hanno gentilmente registrati e condivisi, sono disponibili su YouTube molti interventi in latino del professor Luigi Miraglia, presidente dell’accademia e della casa editrice, principalmente sul tema della didattica delle lingue classiche. Li abbiamo raccolti in ordine cronologico in questa coda di riproduzione.
Aggiornamenti 02/06/12: aggiunto Curotto. 13–16/09/11: diviso l’articolo in due sezioni (latina e greca); aggiunti i collegamenti a Blackie e Gretser; aggiunte le scansioni di Balboni, Fabbri, Freyer, Joannides, Lange, Levi, Meregazzi, Noël, Paperini, Pasquetti, Pizzi, Schwieder e Tempini; cambiati i collegamenti di Duncan e Heyden. 03/09/11: ripristinati i collegamenti interrotti.
Per l’insegnante che utilizza il metodo induttivo, può essere utile possedere e leggere una serie di colloquia scholastica, che l’aiuteranno a migliorare la propria pratica attiva della lingua latina. I migliori opuscoli di questo genere sono, naturalmente, quelli degli umanisti: in particolare i Colloquia d’Erasmo, per la loro vivacità, freschezza, purezza linguistica; quelli del Corderio sono semplici scenette di vita scolastica utili per locuzioni e fraseologia (sono stati ripresiad litteram dallo Schwieder, che vi ha aggiunto un’utile rubrica fraseologica); quelli del Vives presentano un eccessivo numero di parole rare e longe petitae; quelli del Pontano sono assai eleganti nella lingua e ci danno un’idea degli esercizi che i gesuiti facevano fare ai loro allievi. Gli altri sono di livello inferiore, e talora saccheggiano i grandi, senza confessarlo (si vedano, per esempio, i Dialogi di Antonio van Torre).
Oltre ai Colloquia o ai Latinucci, come quelli del Poliziano1, gli umanisti erano soliti comporre intere operette introduttive ai singoli autori. Per esempio, i Colloquia Plautina del Rosseo; esplicito scopo d’introdurre a Orazio o a Plauto manifestano, per citare un altro esempio, i Dialogi d’Adriano Barlando.
Altri si son provati, in epoca moderna, a proporre dialoghetti, spunti di conversazione, colloqui in latino; negli anni ’30 del secolo appena trascorso anche l’Italia fu inondata da questi volumetti, in coincidenza con una disposizione ministeriale che prevedeva l’uso di conversazioni latine a scuola2. Ma questi libriccini, benché stimolino la curiosità d’ogni amante della lingua latina, non sono i più adatti per noi, perché troppo spesso i loro autori son preoccupati di proporre neologismi e uso moderno della parlata antica: e questo non è il cómpito della scuola. Fanno eccezione i dialoghi e le scenette composte da Guido Pasquetti, troppo duramente criticati, all’epoca, dal Gandiglio3.
Naturalmente i Colloquia erano libri scolastici, e, specialmente in epoche che non conoscevano diritti d’autore, le edizioni furono spesso innumerevoli: questo vale soprattutto per le opere di maggiore divulgazione, come quelle d’Erasmo, del Vives o del Corderio. Qui ne segnaliamo alcune solo exempli causa, per mostrare la vitalità e la longevità di queste operette4.
Brown, R. T.: Modern Latin conversation, D. C. Heath and Company, Boston 1943.
Campanini, G.: Latinae collocutiones. Ex aureis Latinitatis fontibus derivatae et tironibus propositae – Conversazioni latine. Ad uso delle scuole medie, Paravia, Torino 1937.
Capellanus, G. (pseudonimo di E. Johnson): Sprechen Sie Lateinisch? Moderne Konversation in lateinischer Sprache, A. Koch, Leipzig 18901 (19258). [Pubblicato innumerevoli volte in moltissime lingue: edizione italiana, fornita di copioso apparato di note e indicazione delle fonti: Parlare latino oggi: conversazione moderna nella lingua di Roma, a cura d’Enrico Renna e Claudio Ferone, Fratelli Ariello editori, Napoli 2000 (sebbene non risulti reperibile nelle librerie in rete, è ancora in commercio e può essere ottenuta rivolgendosi alla Poligrafica fratelli Ariello; l’anteprima è per gentile concessione d’Enrico Renna); edizione inglese (in commercio): Latin can be fun. Facetiae Latinae, translated by Peter Needham, Souvenir Press, London 19972].
Castellion (/Châteillon), S. (Castalio): Dialogorum sacrorum, ad linguam simul et mores puerorum formandos libri quattuor, Lugduni, apud Theobaldum Paganum, 1549. [I Colloquia del Castellione, singolarmente immaginati come dialoghi tra personaggi biblici —a partire da Adamo ed Eva— ebbero varie edizioni. Qui l’edizione elettronica Stoa (limitata al primo libro)].
Erasmus Roterodamus, D.: Colloquia familiaria et Encomium Moriae, ad optimarum editionum fidem diligenter emendata et succinta, Lipsiae 1828. [Dei Colloquia d’Erasmo, che furono, com’è stato scritto, un «libro d’una vita»4, continuamente ampliato (edito 77 volte solo dal 1518 al 1533!), si trovano, in Google libri e nel resto della rete, molte edizioni, oltre a questa, che è una delle più recenti; per le edizioni elettroniche, si segnalano, oltre a quella del consorzio Stoa, quella (parziale) del Grex Latine loquentium e quella (anch’essa parziale) della Bibliotheca Augustana. Einaudi li ha ripubblicati nel 2002 a cura d’Adriano Prosperi e Cecilia Asso: la traduzione è spesso incerta e non sempre attendibile, ma il testo latino a fronte e le note son senza dubbio utili; si veda la recensione su Docere № 6].
Fischer-Lamberg, H.: Der Junge Goethe (neu bearbeitete Ausgabe in fünf Bänden), Herausgegeben von Hanna Fischer-Lamberg, Band I, Walter de Gruyter & Co., Berlin 1963, pagine 8 e seguenti6.
Heyden, S.: Formulae puerilium colloquiorum pro primis tironibus […], Wolferbiti, in officina typographica Conradi Cornei, anno MDLXV. [Per scaricare, premere sull’icòna del libro sormontato da una freccia all’ingiù. Qui l’edizione elettronica del Grex Latine loquentium; un’edizione tedesca del 1990, dal titolo Formulae Latine loquendi pueriles, è stata fino a non molto tempo fa disponibile per i tipi della Klett].
Vitali, G.: Colloquia et fabellae, Vallardi, Milano 1932.
Vives, L.: Exercitatio linguae Latinae, in Opera omnia, tomus primus, Valentiae Edetanorum MDCCLXXXII, pagine 280-420. [Questa è solo una delle innumerevoli edizioni antiche e moderne dell’Exercitatio del Vives (97 dall’editio princeps del 1539 al 1849, per non contar quelle successive. Qui l’edizione Stoa].
1. «Non so se voi conoscete i latinucci del Poliziano. Il Poliziano, per il suo scolaretto Piero de’ Medici a cui era stato assegnato come maestro di latino, faceva i cosiddetti latinucci. Erano notizie sui fatti del giorno: è arrivato l’ambasciatore del Gran Turco; il re di Francia ha mandato a dire al re di Spagna questo e questo. Si capisce, si trattava dell’educazione d’un principe. Ma c’erano anche cose di questo genere: ‹Io so che tu hai passione per il tuo pony, per il tuo ginnetto, ma bada che ti fa male; l’altro giorno sono andato al mercato di Poggibonsi e ho visto un cavalluccio che era una meraviglia (e glielo descrive apposta per fargli venire l’acquolina in bocca), però m’ha detto tuo padre che non ti vuol dare i soldi per comprarlo, perché teme che tu cada›. Insomma cose di questo genere, che il Poliziano preparava a tempo: dopo, il ragazzino doveva naturalmente leggerle, tradurle, ecc. Vedete che il Poliziano, che di latino e greco ne sapeva qualcosa, non adoperava le regole grammaticali; non c’è il minimo accenno in questi latinucci a una regola grammaticale; qualche volta ne avrà parlato; se il ragazzo avrà detto, per esempio, iteris invece di itineris, gli avrà dato uno scappellotto dicendo ‹no, itineris!›» (G. B. Pighi, Grammatica e lingua, in «Ricerche didattiche (Rivista del Movimento circoli della didattica)», anno III, № 4-5, luglio-ottobre 1953, pagina 106). I Latini dettati dal Poliziano a Piero de’ Medici nel 1481 possono esser letti in: Prose volgari inedite e poesie latine e greche edite e inedite di Angelo Ambrogini Poliziano, raccolte e illustrate da Isidoro Del Lungo, G. Barbèra, Firenze 1867, pagine 17–41.
2. Regio decreto del 7 maggio 1936: «Nello studio del latino gli alunni debbono essere educati fin dalle prime classi all’uso diretto della lingua sia come espressione orale sia come espressione scritta. La versione dall’italiano è quindi una delle forme di esercitazione, ma non la sola. Anche dai primi passi, con opportuni spunti di conversazione, con risposte a domande su letture fatte, con piccoli riassunti, con brevi composizioni, gli alunni debbono essere indirizzati per mezzo di esercizi e anche dell’espressione diretta in latino a raggiungere la padronanza della lingua indispensabile alla piena conoscenza dei classici».
3. La polemica tra il Gandiglio e il Pasquetti fu serrata, e non riguardò solo Roma antica da vicino; il primo scrisse un fascicoletto, Roma… al cinematografo, o latino per i metallurgici (Zanichelli, Bologna 1922) e Deverticula flexionesque del prof. G. Pasquetti (Zanichelli, Bologna 1922); il secondo ribatté con Quello che non è… Roma, ossia Dalla grammatica alla suburra – (risposta al prof. Adolfo Gandiglio) (Sandron, Milano 1922).
4. Chi volesse vedere un elenco di tutte le edizioni della maggior parte dei Colloquia fino all’Ottocento, potrebbe consultare: A. Bömer, Die lateinischen Schülergespräche der Humanisten [...], P. Schippers, Βerlin 1897-99.
5. Cfr. F. Bierlaire, Erasme et ses colloques: le livre d’une vie, Libraire Droz, Genève 1977.
6. È interessante per vedere come anche il Goethe imparò il latino per mezzo di colloqui e sistemi attivi (anzi, a sentir lui, «senza metodo», ossia in maniera del tutto naturale): cfr. W. Goethe, Dichtung und Wahrheit, parte I, libro I: «Die Grammatik missfiel mir, weil ich sie nur als ein willkürliches Gesetz ansah; die Regeln schienen mir lächerlich, weil sie durch so viele Ausnahmen aufgehoben wurden, die ich alle wieder besonders lernen sollte. Und wäre nicht der gereimte angehende Lateiner gewesen, so hätte es schlimm mit mir ausgesehen; doch diesen trommelte und sang ich mir gern vor.» [La grammatica non mi piaceva, perché la consideravo solo una legge arbitraria, le regole mi sembravano ridicole, perché venivano scalzate da tante eccezioni che mi toccava di studiare a parte. E se non fossero stati i princìpi di latino in rima, avrei fatto una gran brutta figura; ma quelli amavo ricantarmeli spesso da me]. Parte II, libro VI: «So hatte ich denn das Lateinische gelernt wie das Deutsche, das Französische, das Englische, nur aus dem Gebrauch, ohne Regel und ohne Begriff. [...] mir schien alles natürlich zuzugehen, ich behielt die Worte, ihre Bildungen und Umbildungen in Ohr und Sinn, und bediente mich der Sprache mit Leichtigkeit zum Schreiben und Schwätzer». [Così avevo imparato il latino come il tedesco, il francese, l’inglese solo per pratica, senza regole e senza metodo... a me pareva che tutto procedesse naturalmente, ritenevo nell’orecchio e nella mente le parole, la loro formazione e flessione e mi servivo con facilità della lingua per scrivere e per chiacchierare. (Trad. di E. Sola)].
Aggiornamenti 01/09/11: aggiunti Arnold, Newman, Paxson, Schlicher, le scenette del Cambridge Latin course e la scansione di Ludi Persici.
Proporre ai ragazzi scenette, drammatizzazioni, brevi azioni drammatiche e teatrali dà grandissima forza alla nostra azione didattica, coinvolgendo gli alunni in una forma attiva d’apprendimento che costituì uno dei cardini dell’ars docendi già nel Rinascimento e nella ratio studiorum dei gesuiti. Le proposte della scuola del Rouse (Ludi Persici e Decem fabulae pueris puellisque agendae) sono assai utili, perché hanno sempre un particolare occhio alle strutture e forme da imparare. Naturalmente, a questo scopo possono essere anche utilizzati gli stessi capitoli del corso o i Colloquia personarum. Gli altri libretti, pur da tenere in considerazione, son però meno adatti allo scopo che ci prefiggiamo.