Grazie agli amici spagnoli che in questi anni li hanno gentilmente registrati e condivisi, sono disponibili su YouTube molti interventi in latino del professor Luigi Miraglia, presidente dell’accademia e della casa editrice, principalmente sul tema della didattica delle lingue classiche. Li abbiamo raccolti in ordine cronologico in questa coda di riproduzione.
Aggiornamenti 03/09/11: ripristinati i collegamenti rotti. 13/09/11: diviso l’articolo in due sezioni (latina e greca); aggiunti i collegamenti a Blackie e Gretser; aggiunte le scansioni di Balboni, Fabbri, Jōannidēs, Lange, Levi, Meregazzi, Paperini, Pasquetti, Pizzi, Schwieder e Tempini; cambiati i collegamenti di Duncan e Heyden. 14/09/11: aggiunti Barlamont, Chimani e Freyer. 16/09/11: aggiunta la scansione di Noël.
Per l’insegnante che utilizza il metodo induttivo, può essere utile possedere e leggere una serie di colloquia scholastica, che l’aiuteranno a migliorare la propria pratica attiva della lingua latina. I migliori opuscoli di questo genere sono, naturalmente, quelli degli umanisti: in particolare i Colloquia d’Erasmo, per la loro vivacità, freschezza, purezza linguistica; quelli del Corderio sono semplici scenette di vita scolastica utili per locuzioni e fraseologia (sono stati ripresiad litteram dallo Schwieder, che vi ha aggiunto un’utile rubrica fraseologica); quelli del Vives presentano un eccessivo numero di parole rare e longē petītae; quelli del Pontano sono assai eleganti nella lingua e ci danno un’idea degli esercizi che i gesuiti facevano fare ai loro allievi. Gli altri sono di livello inferiore, e talora saccheggiano i grandi, senza confessarlo (si vedano, per esempio, i Dialogī di Antonio van Torre).
Oltre ai Colloquia o ai Latinucci, come quelli del Poliziano1, gli umanisti erano soliti comporre intere operette introduttive ai singoli autori. Per esempio, i Colloquia Plautīna del Rosseo; esplicito scopo d’introdurre a Orazio o a Plauto manifestano, per citare un altro esempio, i Dialogī d’Adriano Barlando.
Altri si son provati, in epoca moderna, a proporre dialoghetti, spunti di conversazione, colloqui in latino; negli anni ’30 del secolo appena trascorso anche l’Italia fu inondata da questi volumetti, in coincidenza con una disposizione ministeriale che prevedeva l’uso di conversazioni latine a scuola2. Ma questi libriccini, benché stimolino la curiosità d’ogni amante della lingua latina, non sono i più adatti per noi, perché troppo spesso i loro autori son preoccupati di proporre neologismi e uso moderno della parlata antica: e questo non è il cómpito della scuola. Fanno eccezione i dialoghi e le scenette composte da Guido Pasquetti, troppo duramente criticati, all’epoca, dal Gandiglio3.
Naturalmente i Colloquia erano libri scolastici, e, specialmente in epoche che non conoscevano diritti d’autore, le edizioni furono spesso innumerevoli: questo vale soprattutto per le opere di maggiore divulgazione, come quelle d’Erasmo, del Vives o del Corderio. Qui ne segnaliamo alcune solo exemplī causā, per mostrare la vitalità e la longevità di queste operette4.
Brown, R. T.: Modern Latin conversation, D. C. Heath and Company, Boston 1943.
Campanini, G.: Latīnae collocūtiōnēs. Ex aureīs Latīnitātis fontibus dērīvātae et tīrōnibus prōpositae – Conversazioni latine. Ad uso delle scuole medie, Paravia, Torino 1937.
Capellānus, G. (pseudonimo di E. Johnson): Sprechen Sie Lateinisch? Moderne Konversation in lateinischer Sprache, A. Koch, Leipzig 18901 (19258). [Pubblicato innumerevoli volte in moltissime lingue: edizione italiana, fornita di copioso apparato di note e indicazione delle fonti: Parlare latino oggi: conversazione moderna nella lingua di Roma, a cura d’Enrico Renna e Claudio Ferone, Fratelli Ariello editori, Napoli 2000 (sebbene non risulti reperibile nelle librerie in rete, è ancóra in commercio e può essere ottenuta rivolgendosi alla Poligrafica fratelli Ariello; l’anteprima è per gentile concessione d’Enrico Renna); edizione inglese (in commercio): Latin can be fun. Facētiae Latīnae, translated by Peter Needham, Souvenir Press, London 19972].
Castellion (/Châteillon), S. (Castāliō): Dialogōrum sacrōrum, ad linguam simul et mōrēs puerōrum fōrmandōs librī quattuor, Lugdūnī, apud Theobaldum Pāgānum, 1549. [I Colloquia del Castellione, singolarmente immaginati come dialoghi tra personaggi biblici —a partire da Adamo ed Eva— ebbero varie edizioni. Qui l’edizione elettronica Stoa (limitata al primo libro)].
Erasmus Roterodamus, D.: Colloquia familiāria et Encōmium Mōriae, ad optimārum ēditiōnum fīdem dīligenter ēmendāta et succinta, Līpsiae 1828. [Dei Colloquia d’Erasmo, che furono, com’è stato scritto, un «libro d’una vita»4, continuamente ampliato (edito 77 volte solo dal 1518 al 1533!), si trovano, in Google libri e nel resto della rete, molte edizioni, oltre a questa, che è una delle piú recenti; per le edizioni elettroniche, si segnalano, oltre a quella del consorzio Stoa, quella (parziale) del Grex Latīnē loquentium e quella (anch’essa parziale) della Bibliothēca Augustāna. Einaudi li ha ripubblicati nel 2002 a cura d’Adriano Prosperi e Cecilia Asso: la traduzione è spesso incerta e non sempre attendibile, ma il testo latino a fronte e le note son senza dubbio utili; si veda la recensione su Docēre № 6].
Fischer-Lamberg, H.: Der Junge Goethe (neu bearbeitete Ausgabe in fünf Bänden), Herausgegeben von Hanna Fischer-Lamberg, Band I, Walter de Gruyter & Co., Berlin 1963, pagine 8 e seguenti6.
Heyden, S.: Fōrmulae puerīlium colloquiōrum prō prīmīs tīrōnibus […], Wolferbītī, in officīnā typographicā Conrādī Corneī, annō MDLXV. [Per scaricare, premere sull’icòna del libro sormontato da una freccia all’ingiú. Qui l’edizione elettronica del Grex Latīnē loquentium; un’edizione tedesca del 1990, dal titolo Fōrmulae Latīnē loquendī puerīlēs, è stata fino a non molto tempo fa disponibile per i tipi della Klett].
Vitali, G.: Colloquia et fābellae, Vallardi, Milano 1932.
Vives, L.: Exercitātiō linguae Latīnae, in Opera omnia, tomus prīmus, Valentiae Edetānōrum MDCCLXXXII, pagine 280-420. [Questa è solo una delle innumerevoli edizioni antiche e moderne dell’Exercitātiō del Vives (97 dall’ēditiō prīnceps del 1539 al 1849, per non contar quelle successive. Qui l’edizione Stoa].
[Autore sconosciuto]: Colloquia quotīdiāna, or an introduction to familiar Latin conversation principally designed for the use of the schools, Pinnock and Maunder, London 1820.
1. «Non so se voi conoscete i latinucci del Poliziano. Il Poliziano, per il suo scolaretto Piero de’ Medici a cui era stato assegnato come maestro di latino, faceva i cosiddetti latinucci. Erano notizie sui fatti del giorno: è arrivato l’ambasciatore del Gran Turco; il re di Francia ha mandato a dire al re di Spagna questo e questo. Si capisce, si trattava dell’educazione d’un principe. Ma c’erano anche cose di questo genere: ‹Io so che tu hai passione per il tuo pony, per il tuo ginnetto, ma bada che ti fa male; l’altro giorno sono andato al mercato di Poggibonsi e ho visto un cavalluccio che era una meraviglia (e glielo descrive apposta per fargli venire l’acquolina in bocca), però m’ha detto tuo padre che non ti vuol dare i soldi per comprarlo, perché teme che tu cada›. Insomma cose di questo genere, che il Poliziano preparava a tempo: dopo, il ragazzino doveva naturalmente leggerle, tradurle, ecc. Vedete che il Poliziano, che di latino e greco ne sapeva qualcosa, non adoperava le regole grammaticali; non c’è il minimo accenno in questi latinucci a una regola grammaticale; qualche volta ne avrà parlato; se il ragazzo avrà detto, per esempio, iteris invece di itineris, gli avrà dato uno scappellotto dicendo ‹no, itineris!›» (G. B. Pighi, Grammatica e lingua, in «Ricerche didattiche (Rivista del Movimento circoli della didattica)», anno III, № 4-5, luglio-ottobre 1953, pagina 106). I Latini dettati dal Poliziano a Piero de’ Medici nel 1481 possono esser letti in: Prose volgari inedite e poesie latine e greche edite e inedite di Angelo Ambrogini Poliziano, raccolte e illustrate da Isidoro Del Lungo, G. Barbèra, Firenze 1867, pagine 17–41.
2. Regio decreto del 7 maggio 1936: «Nello studio del latino gli alunni debbono essere educati fin dalle prime classi all’uso diretto della lingua sia come espressione orale sia come espressione scritta. La versione dall’italiano è quindi una delle forme di esercitazione, ma non la sola. Anche dai primi passi, con opportuni spunti di conversazione, con risposte a domande su letture fatte, con piccoli riassunti, con brevi composizioni, gli alunni debbono essere indirizzati per mezzo di esercizi e anche dell’espressione diretta in latino a raggiungere la padronanza della lingua indispensabile alla piena conoscenza dei classici».
3. La polemica tra il Gandiglio e il Pasquetti fu serrata, e non riguardò solo Roma antica da vicino; il primo scrisse un fascicoletto, Roma… al cinematografo, o latino per i metallurgici (Zanichelli, Bologna 1922) e Dēverticula flexiōnēsque del prof. G. Pasquetti (Zanichelli, Bologna 1922); il secondo ribatté con Quello che non è… Roma, ossia Dalla grammatica alla suburra – (risposta al prof. Adolfo Gandiglio) (Sandron, Milano 1922).
4. Chi volesse vedere un elenco di tutte le edizioni della maggior parte dei Colloquia fino all’Ottocento, potrebbe consultare: A. Bömer, Die lateinischen Schülergespräche der Humanisten [...], P. Schippers, Βerlin 1897-99.
5. Cfr. F. Bierlaire, Erasme et ses colloques: le livre d’une vie, Libraire Droz, Genève 1977.
6. È interessante per vedere come anche il Goethe imparò il latino per mezzo di colloqui e sistemi attivi (anzi, a sentir lui, «senza metodo», ossia in maniera del tutto naturale): cfr. W. Goethe, Dichtung und Wahrheit, parte I, libro I: «Die Grammatik missfiel mir, weil ich sie nur als ein willkürliches Gesetz ansah; die Regeln schienen mir lächerlich, weil sie durch so viele Ausnahmen aufgehoben wurden, die ich alle wieder besonders lernen sollte. Und wäre nicht der gereimte angehende Lateiner gewesen, so hätte es schlimm mit mir ausgesehen; doch diesen trommelte und sang ich mir gern vor.» [La grammatica non mi piaceva, perché la consideravo solo una legge arbitraria, le regole mi sembravano ridicole, perché venivano scalzate da tante eccezioni che mi toccava di studiare a parte. E se non fossero stati i princípi di latino in rima, avrei fatto una gran brutta figura; ma quelli amavo ricantarmeli spesso da me]. Parte II, libro VI: «So hatte ich denn das Lateinische gelernt wie das Deutsche, das Französische, das Englische, nur aus dem Gebrauch, ohne Regel und ohne Begriff. [...] mir schien alles natürlich zuzugehen, ich behielt die Worte, ihre Bildungen und Umbildungen in Ohr und Sinn, und bediente mich der Sprache mit Leichtigkeit zum Schreiben und Schwätzer». [Così avevo imparato il latino come il tedesco, il francese, l’inglese solo per pratica, senza regole e senza metodo... a me pareva che tutto procedesse naturalmente, ritenevo nell’orecchio e nella mente le parole, la loro formazione e flessione e mi servivo con facilità della lingua per scrivere e per chiacchierare. (Trad. di E. Sola)].
Ultimo aggiornamento Venerdì 16 Settembre 2011 18:10
Aggiornamenti 01/09/11: aggiunti Arnold, Newman, Paxson, Schlicher, le scenette del Cambridge Latin course e la scansione di Lūdī Persicī.
Proporre ai ragazzi scenette, drammatizzazioni, brevi azioni drammatiche e teatrali dà grandissima forza alla nostra azione didattica, coinvolgendo gli alunni in una forma attiva d’apprendimento che costituí uno dei cardini dell’ars docendī già nel Rinascimento e nella ratiō studiōrum dei gesuiti. Le proposte della scuola del Rouse (Lūdī Persicī e Decem fābulae puerīs puellīsque agendae) sono assai utili, perché hanno sempre un particolare occhio alle strutture e forme da imparare. Naturalmente, a questo scopo possono essere anche utilizzati gli stessi capitoli del corso o i Colloquia persōnārum. Gli altri libretti, pur da tenere in considerazione, son però meno adatti allo scopo che ci prefiggiamo.
Favorino, V.: Λεξικὸν τὸ μέγα καὶ πάνυ ὠφέλιμον Βαρίνου Φαβωρίνου Κάμηρτος, τοῦ τῆς Νουκερίᾱς ἐπισκόπου. Ἐκ πολλῶν καὶ διαφόρων βιβλίων συλλεχθὲν ἅπάσης τῆς Ἑλληνικῆς φωνῆς ὑπόμνημα. Ἐνετίησιν, ͵αωαʹ [1801]. [Premere su Download document, in fondo alla pagina].
Forcellini, E.: Lexicon tōtīus Latīnitātis, ab Aegidiō Forcellini, sēmināriī Patavīnī alumnō, lucubrātum, deinde ā Jōsēphō Furlanetto, ejusdem sēmināriī alumnō, ēmendātum et auctum, nunc vērō cūrantibus Franciscō Corradini et Jōsēphō Perin, sēmināriī Patavīnī item alumnīs, ēmendātius et auctius, meliōremque in fōrmam redāctum. Secunda impressiō anastaticē cōnfecta quārtae ēditiōnis aa. 1864–1926 Pataviī typīs mandātae cum appendīcibus quibus aucta est prīma anastatica impressiō a. 1940 ēdita.
Δημητράκου, Δ.: Μέγα λεξικὸν τῆς Ἑλληνικῆς γλώσσης. Δημοτική, Καθαρεύουσα, Μεσαιωνική, Μεταγενεστέρᾱ, Ἀρχαίᾱ. Ἐκδόσεις ΔΟΜΗ, Ἀθήναι 19542. [In nove volumi, ancóra in commercio. La prima edizione, in quindici volumi, è scaricabile da questo sito; è necessario disporre d’un programma che riconosca il formato djvu, per aprirne i documenti].
Plurilingui
Schrevel, B. (Schrevelius): Lexicon manuāle Graeco-Latīnum et Latīno-Graecum, studiō atque operā Jōsēphī Hill, Jōannis Entick, Gulielmī Bowyer, nec nōn Jacōbī Smith, S. T. P., adāctum. Īnsuper quoque, ad calcem adjectae sunt sententiae Graeco-Latīnae, quibus omnia Graecae linguae prīmitīva comprehenduntur; item tractātūs duo, alter dē resolūtiōne verbōrum, dē articulīs alter, uterque perūtilis et aequē dēsīderātus. Hanc ēditiōnem XXII cūrāvit et auctiōrem fēcit Petrus Steele, A. M. Ēditiō haec Americāna, cum nitidā illā (XXII) Edinēnsī nūperrimā, accūrātē comparāta et ēmendāta. Collins and Hannay, New York 1832.
Κωνσταντίνου, Γ.: Λεξικὸν τετράγλωσσον. Dictiōnārium quattuor linguārum: Graecae scīlicet litterālis, Graecae vulgāris, Latīnae, atque Italicae; prīmum concinnātum et in lūcem ēditum, studiō et operā Geōrgiī Cōnstantīnī Jōannīnēnsis, nunc autem additiōne novem mīlium septingentōrum octōgintā quīnque vocābulōrum et numerō aequālium, vel plūrium, exemplōrum, ex antīquiōribus et recentiōribus scrīptōribus, locuplētātum etiam cum vāriīs historicīs ac fābulōsīs nōtitiīs ad clāriōrem intellegentiam significātiōnis vocābulōrum, multō sūdōre et labōre collēctōrum. Tomus prīmus, continēns locuplētissimum dictiōnārium linguae Graecae litterālis, ita quidem digestum ut omnēs ejus dictiōnēs in Graecā vulgārī, Latīnā, atque Italicā linguā expōnantur, cum technologiā octō partium ōrātiōnis et cōnstrūctiōne verbōrum: opus inter omnia hūcūsque in lūcem ēdita dictiōnāria praestantissimum. Typīs Pannī Theodosiī Jōannīnēnsis, Venetiīs, MDCCCI. [Premere su Download document, in fondo alla pagina].
Ultimo aggiornamento Giovedì 08 Settembre 2011 22:06
Aggiornamenti 02/09/11: aggiunte le scansioni d’Initium, Pōns tīrōnum, Tīrōcinium Caesariānum e collegamenti a The fables of Orbilius. Part 1 e alle due antologie di Piazza; ripristinati i collegamenti rotti. 03/09/11: aggiunte le scansioni di Prīncipia e Pseudolus noster e collegamenti ai libri di Maxey e Nutting. 04/09/11: aggiunta la scansione d’Arēna palaestrārum, migliorata la scansione di A first Greek course. 07/09/11: aggiunti libri di Bails, Colson, Beresford, Fay, Hardy, Jones, Keene, Smith, Rouse. 08/09/11: aggiunti Marmorale e Pacitti. 14/09/11: aggiunto Blackie. 15/09/11: aggiunta Reed.
Gl’immediati antenati del metodo dell’Ørberg sono i libri che furon prodotti dalla scuola del Rouse (per la quale vedi p. 13 di Novā viā Latīnē doceō), alcuni dei quali possono esser reperiti facilmente in formato digitale sulla rete. Ma anche altre opere possono essere utili all’insegnante che utilizza il metodo induttivo: le Fābulae facilēs del Ritchie, ad esempio, posson costituire un materiale ulteriore di grande utilità da proporre, con gli opportuni accorgimenti, ai nostri alunni.
Balme, M. – Morwood, J.: Oxford Latin course, Oxford University Press, Oxford 19962 [in tre volumi piú antologia].
Cambridge School Classics Project: Cambridge Latin Course, Cambridge University Press, Cambridge 20034 [in cinque volumi piú antologia, con copiosi materiali multimediali].
Chickering, E. C.: First Latin reader, Charles Scribner’s Sons, New York 1914.
Sweet, W. E. – Moore, J. B.: Artēs Latīnae, Bolchazy-Carducci, Wauconda 2001. [Corso in due livelli comprendente piú volumi e risorse multimediali; qui dei materiali per i docenti].
Fontoynont, V.: Commento al vocabolario greco, Bonacci, Roma 1957. [Ottimo testo, ancóra in commercio].
Guglielmi, J.-P.: Il greco antico, Assimil Italia, Torino 2006.
Holtermann, H.: Iānua linguae Graecae, Vandenhoeck & Ruprecht, Göttingen 1992.
Joint Association of Classical Teachers: Reading Greek, Cambridge University Press, Cambridge 20072. [Composto dai volumi Text and vocabulary, Grammar and exercises, An independent study guide (per gli autodidatti) e dal disco di registrazioni Speaking Greek; completano la serie un volume di civiltà (The world of Athens: an introduction to classical Athenian culture) e alcune antologie].
Rouse, W. H. D.: A Greek boy at home: a short story written in Greek, Blackie & Son, London 1909. [Qui una rielaborazione d’alcuni capitoli in chiave ørbergiana, con immagini ed esercizi. Le sezioni della storia corrispondono ai capitoli d’un manuale grammaticale dello stesso autore: A first Greek course, Blackie & Son, London 19163. Entrambi i volumi sono stati ripubblicati negli Stati Uniti da Focus Publishing, a cura di A. Mahoney, che ha rivisto il manuale grammaticale].
Aggiornamenti 01/09/11: aggiunte le scansioni di Latin on the direct method e The teaching of Latin at the Perse school, Cambridge, e un collegamento a Hale su Perseus; ripristinati i collegamenti rotti. 04/09/11: aggiunta la scansione di The practice of instruction. 07/09/11: aggiunte le scansioni di A Greek lesson e The direct method applied to Latin. 14/09/11: aggiunto Kelly.
Per quanto ci si sia sforzati d’includere in Novā viā Latīnē doceō una sintesi delle più importanti caratteristiche del metodo induttivo, non sarà inutile all’insegnante che ne voglia approfondire alcuni aspetti riferirsi a scritti teorico-pratici che diano ulteriori suggerimenti. Consigliamo per questo prima di tutto le opere del Rouse, del Jones e dell’Andrew, che riferiscono quel ch’essi facevano nella Perse school di Cambridge; utilissimo è anche il volume del Distler, ricco di proposte d’esercizi e impostazioni didattiche. Potrà giovare anche legger qualche pagina di storia dell’insegnamento delle lingue classiche, con particolare riferimento alla pratica degli umanisti: per questo il volume del Corcoran, quello del Kelly e quello del Breva-Claramonte (per la didattica del Vives) son chiari e precisi.
Rouse, W. H. D. – Appleton, R. B.: Latin on the direct method, University of London Press, London 1925. [L’Association for Latin teaching (fondata, a suo tempo, da Rouse) ha trascritto parte del testo].
Rouse, W. H. D. – Jones, W. H. S. – Appleton, R. B.: The teaching of Latin at the Perse School, Cambridge, (Educational Experiments in Secondary Schools, № i; Educational Pamphlets, № 20), HM Stationery Office, London 1910.
Rouse, W. H. D. – Jones, W. H. S. – Appleton, R. B.: The teaching of Greek at the Perse School, Cambridge, (Educational Experiments in Secondary Schools, № iii; Educational Pamphlets, № 28), HM Stationery Office, London 1914.
Ultimo aggiornamento Mercoledì 14 Settembre 2011 22:18
Aggiornamenti 31/08/11: sostituita la prima edizione di De Rosa colla seconda (la cui scansione è di miglior qualità e minor peso); ripristinati i collegamenti rotti.
L’insegnante può ritenere utile per sé ―e, quando giungerà nella sua pratica didattica alla lettura degli autori classici, per le spiegazioni ai propri alunni― conoscere alcune storie della letteratura scritte in latino. Si tenga presente che abbondantissime e notevoli introduzioni ai singoli autori (utilizzabili specialmente per quel che riguarda l’illustrazione di vita e opere) si possono anche leggere sia nella serie Scrīptōrēs Latīnī in ūsum serēnissimī delphīnī sia nella collezione Bibliothēca Classica Latīna.
Vallauri, T.: Historia critica litterārum Latīnārum, Augustae Taurīnōrum, ex officīnā rēgiā, 1860. [Le dure parole di svalutazione di quest’operetta scritte dal Pasquali* sono senz’altro vere, anche se qualche utile spunto può in questo libriccino trovarsi].
*“Un’opera antiquata fin da quando vide la luce, scarsa di dottrina e di gusto, ricca solo di presunzione” (G. Pasquali, Pagine stravaganti, Sansoni, Firenze 1968, vol. I, p. 173-174). Naturalmente il Pasquali si riferisce al contenuto, scarno e povero, non certo alla forma latina.
Proporre versioni latine affianco ai testi greci non solo consente all’insegnante di fare rilievi relativi alla comparazione delle sintassi delle due lingue, ma si presta anche, come scrive bene E. Renna, «all’enucleazione di un lessico, di una fraseologia greco-latina e, magari, reciprocamente latino-greca (come nello Schrevelius), traguardi ineludibili per chi intende possedere ad un certo livello le lingue antiche» (E. Renna, Graecia capta. Sintassi comparata greco-latina con numerosi exemplaria greco-latini e latino-greci, Fratelli Ferraro, Napoli 1995, p. 14).
La consuetudine di affiancare ad alcuni testi greci una versione latina, com’era fin poco tempo fa buona consuetudine di alcune sezioni dei testi di versione in uso nelle scuole, aveva trovato anche un sostegno legislativo nei programmi e nelle disposizioni emanati negli anni ’20 del secolo scorso, che appunto prescrivevano di leggere alcune opere greche «in un testo avente a fianco la versione latina». La cosa, che oggi sembra addirittura, e assurdamente, presentare ai ragazzi un’ulteriore difficoltà invece che un aiuto, destò all’epoca non pochi sdegnati commenti: si veda per questo quel che scrisse il Pasquali nel 1930: «Ora la riforma Gentile, ch’è nemica di ogni ipocrisia, ha legittimato il traduttore, ma ha cercato di moralizzarlo: nell’esame di maturità si esige che il giovane si orienti in un testo greco poetico non facile, dopo aver scorso rapidamente una versione latina stampata a fronte. Di tali scelte ne sono negli ultimi anni uscite parecchie, persino buone […] ma l’assurdo dell’istituzione rimane, anche se è cancellato il marchio della disonestà: in un esame di lingue moderne, diciamo (perché capire il francese è troppo facile) del tedesco, non ci si contenterebbe che il candidato traducesse sì a prima vista, ma non senza aver dato prima una rapida occhiata a una versione già bell’e fatta, dunque, propriamente a seconda vista. E che la versione debba qui essere non in italiano ma in latino, dà maggiore spicco alla differenza: il latino, uno alla fine delle scuole medie si suppone che l’abbia imparato; il greco, non può averlo imparato: questa è la verità ufficiale» (G. Pasquali, Paradossi didattici, ora in: Pagine stravaganti, Sansoni, Firenze 1968, vol. I, p. 159).
Utile è proporre ai ragazzi testi corretti dal punto di vista morfologico e sintattico, ma poco latini per lo stile (non solo testi artificiali, ma, per esempio, testi medievali meno stilisticamente accurati, o tradotti da altre lingue), e proporre alternative che Latīnum sermōnem magis sapiant. Per quanto riguarda i Vangeli, per esempio, utile può essere raffrontare la Vulgāta con la traduzione del Nuovo Testamento fatta da Erasmo.
[Collegamenti alle numerose versioni elettroniche della Vulgata possono trovarsi in calce all’articolo di Wikipedìa a essa dedicato. Qui l’edizione Didot.].